Lettera aperta del Presidente di Confcommercio Siracusa Francesco Diana sull'emergenza aeroportuale
Il giorno della riapertura dell'aeroporto di Catania deve essere considerato il D-Day della gestione dell'emergenza, non il semplice ritorno alla normalità.
Confcommercio Siracusa, per voce del suo presidente provinciale Francesco Diana, ha deciso di parlare dei gravissimi disagi e dei drammi causati dalla chiusura dell'aeroporto di Catania nel giorno successivo alla riapertura che, già nel susseguirsi delle prime ore da essa, ha dovuto ricorrere a limitazioni degli spazi a causa del rafforzamento dell'attività eruttiva in serata. Questo momento deve essere il vero D-Day dell'aeroporto di Catania: il giorno in cui è d'obbligo pensare al ritorno alla normalità e alla piena regolarità dei servizi, ma è quantomai necessario trovare una soluzione strutturale alle crisi provocate dall'Etna anche nel giro di poche ore e, soprattutto, alle conseguenze che derivano dalla gestione dell'emergenza.
Sul primo elemento non possiamo intervenire: l'Etna è lì e continuerà a esserci per ragioni geologiche. L'aeroporto di Catania è altrettanto indispensabile e non è pensabile progettare, almeno nel breve periodo, spostamenti o alternative radicali. A meno che non si voglia parlare di un cronoprogramma dei lavori con tempi assimilabili a ere geologiche.
Bisogna quindi intervenire oggi, predisponendo procedure d'emergenza che prevedano anche sforzi ingenti, deroghe, forzature operative e, se necessario, perdite economiche da parte delle strutture coinvolte. Tutto questo, però, deve avere un unico obiettivo: mantenere aperto quel grande canale di comunicazione che consente a milioni di persone di sentirsi libere e non scollegate dal resto del mondo.
Abbiamo deciso di scrivere quando la riapertura dello scalo, seppur anche oggi con limitazioni e disagi, è garantita perché prima, spinti dalla rabbia di operatori economici, aziende turistiche, albergatori e lavoratori stagionali, avremmo probabilmente aggiunto soltanto un altro mattoncino alla rabbia e al dolore.
Oggi non vogliamo contribuire ad alimentare rabbia e dolore. Vogliamo, invece, portare il calcestruzzo per costruire le fondamenta di una vera procedura di emergenza: chiara, efficace e realmente emergenziale. Una procedura che, proprio perché pensata per l'emergenza, non potrà essere perfetta secondo gli standard ordinari, ma dovrà consentire di mantenere in vita il sistema Sicilia nei giorni in cui l'Etna decide di fare il vulcano e comincia a eruttare cenere.
Secondo Confcommercio Siracusa, l'aeroporto di Comiso, che solo in casi eccezionali come questo viene raggiunto dalle polveri vulcaniche e quindi limitato solo in frazioni di tempo ridotte, deve essere integrato a pieno titolo nel sistema aeroportuale di Catania e utilizzato come pista numero 2 al manifestarsi della presenza di cenere.
Alla comparsa della cenere, un'unità di crisi, supportata da un comitato scientifico, dovrebbe poter effettuare in tempi brevissimi lo switch dalla pista 1 alla pista 2, consentendo di trasferire le operazioni air side di volo da Catania a Comiso senza paralizzare l'intero sistema. Le infrastrutture presenti a Fontanarossa — check-in, gate, gestione dei bagagli e presidi di polizia — continuerebbero a essere utilizzate. I passeggeri, già sottoposti ai controlli di sicurezza e con i bagagli già consegnati per la stiva, verrebbero trasferiti a bordo di autobus dedicati, con una corsa diretta piazzale-piazzale verso Comiso.
Lo sforzo infrastrutturale necessario per una soluzione di questo tipo sarebbe, a nostro avviso, quasi nullo. L'investimento principale consisterebbe nell'acquisto o nel noleggio di autobus-shuttle destinati a questo specifico servizio.
Sono certo che qualsiasi passeggero intrappolato a Fontanarossa, alla domanda: «Preferisci aspettare, bivaccando sine die in aeroporto, oppure preferisci imbarcarti da Comiso dopo aver effettuato le procedure di sicurezza a Catania?», risponderebbe senza esitazione scegliendo Comiso.
Con questa soluzione, l'aeroporto di Comiso diventerebbe il vero piano B del sistema aeroportuale siciliano orientale, senza per questo dover modificare una virgola dell'organizzazione dello scalo di Catania, poiché tutte le operazioni di land side continuerebbero a essere effettuate a Fontanarossa. Questo non significa, naturalmente, che Comiso debba vivere soltanto come scalo di emergenza. Al contrario, per lo scrivente l'aeroporto di Comiso dovrebbe vivere anche di vita propria, sviluppando una propria capacità attrattiva e contribuendo concretamente all'economia del territorio.
Confcommercio Siracusa ricorda, inoltre, che molti aeroporti sono, direttamente o indirettamente, legati al sistema delle Camere di Commercio. Non è un caso: gli aeroporti devono contribuire alla crescita economica del territorio, sostenendo esercenti, albergatori, ristoratori e, più in generale, tutte le categorie produttive.
Già negli anni pionieristici dell'aviazione si era compreso che il volo avrebbe portato ricchezza e sviluppo e che la gestione di questo fenomeno doveva essere affidata anche a chi, con fatica e investimenti, contribuisce quotidianamente alla crescita del territorio. Questa lettera nasce dalla molteplice prospettiva del sottoscritto, rappresentante delle imprese della provincia di Siracusa aderenti a Confcommercio, operatore turistico per professione e stakeholder della Camera di commercio del Sud-Est Sicilia. Non abbiamo alcun interesse ad alimentare polemiche. Abbiamo, invece, un interesse preciso e una responsabilità: dare un contributo concreto al territorio.
La riapertura dell'aeroporto di Catania non deve quindi rappresentare la semplice fine dell'emergenza. Deve rappresentare l'inizio di una nuova fase, nella quale istituzioni, aeroporti, imprese e operatori del territorio lavorino insieme per fare in modo che, alla prossima eruzione dell'Etna, la Sicilia non si fermi.
Francesco Diana
Presidente Confcommercio Siracusa